domenica 4 maggio 2008

The Niro - The Niro

Presentato al recente concerto del primo maggio da Santamaria come il ragazzo (classe 1978) che ha costruito la sua fortuna grazie al fenomeno myspace (ognuno ha gli arctic monkeys che si merita): The Niro, il cantante romano fisicamente simile a Ian Curtis, musicalmente a Jeff Buckley.


Come intuibile dal suo nick name sul forum del mensile musicale "Il Mucchio", preferirebbe essere accostato ad Elliott Smith piuttosto che al Buckley che questo blog vuole in qualche modo ricordare.
Purtroppo però non fa nulla per evitare il paragone, che risulta inevitabile ogni volta che fa vibrare le corde vocali, ad ogni falsetto, all'ennesimo "gridolino".
Inoltre The Niro pur cimentandosi nell'album con diversi strumenti musicali, predilige infine la chitarra, strumento prediletto di Jeff. Resta solo che si metta a suonare nei locali...

Dalla pagina myspace, all'America per aprire i concerti di Deep Purple, Okkervill River, Isobel Campbell, al contatto col manager Chris Hufford (vedi Radiohead), al contratto con la Universal da cui scaturirà l'album omonimo.

"The Niro" non offre nulla di nuovo al mondo della musica, ma resta comunque un ascolto piacevole, soprattutto se si chiudono gli occhi liberando la mente da scomodi preconcetti.

Ed in merito gli ultimi ascolti che ho fatto si sono rivelati i migliori.
Dapprima in macchina, la notte alle porte, corpo libero di essere trasportato, mente libera di essere cullata.
Ora, alla sola luce del monitor del portatile.
Solitari viaggi notturni, fisici e psichici.
I will live my fate.

Mettendo da parte per un attimo le influenze musicali, in questo ambiente, Baisers Volés è il pezzo che non ti aspetti.
Canzone che inizia con la voce di Jeanne Moreau, tratta dal film “Jules e Jim” di Truffaut, si snoda attraverso arpeggi che diventano schitarrate con l'evolversi del brano, fino all'implosione.

Di Jeff Buckley già ne esiste uno e di Buckley addirittura due. 6/10

3 commenti:

Alice ha detto...

Molto dure le tue osservazioni...l'ho sentito dal vivo in uno showcase acustico The Niro, e ti assicuro che farne una copia malriuscita altrui può esssree riduttivo. Al di là del fatto che pare che Jeff Buckley l'abbia conosciuto solo dopo aver scritto molti pezzi, (v intervista) trovo che abbia ragione a dire che il suo sound è molto meno blues... è vero, ogni tanto ci sono dei passaggi e dei vocalizzi che possono sembrare un po' di maniera, ma la raffinatezza e la complessità armonica e ritmica secondo me è da apprezzare. Dal punto di vista dell'interpretazione poi, in effetti è meno struggente e pura di quella del nostro Jeff, ma infatti qui c'è un velo di cinismo e di malinconia che per certi versi mi ricorda più un Rice o un Winewright, ma meno arroganti e più delicati. Il lirismo tragico di Buckley, quel pianto così vicino al sublime da essere gioia certo è lontano... ma forse neanche cercato. è una sensibilità particolare, quella di The Niro. Forse ancora in cerca di un equilibrio, ma sicuramente una musica di ricerca, una padronanza piena dei mezzi, che allo stesso tempo riesce a lasciare spazio agli slanci e alle emozioni. L'unica cosa...la pronuncia! un po' mascherata ogni tanto dai riff potenti. Però alla fine gli dà quell'aspetto genuino, autoironico, improvvisato che non guasta. Leggi questa recensione, molto bella secondo me. http://www.musicalnews.com/articolo.php?codice=12352&sz=4 Arrivederci su lastfm!

ILNomeNonConta ha detto...

Se per Rice intendi Damien Rice e per Winewright intendi Rufus Wainright non mi trovo molto d'accordo.

Ribadisco, secondo me si rifà (volontariamente o meno) a Elliott Smith, Jeff e Tim Buckley.
Con tutte le distanze del caso.

Infine sì, rileggendomi sono stato un pò duro in alcune osservazioni, me ne dispiaccio.

Ti ringrazio per aver lasciato le tue osservazioni in merito.

Alice ha detto...

Si, intendevo loro, errore di scrittura su Wainwright..! sono stata un po' frettolosa, comunque intendevo che The Niro ha una raffinatezza di suono e una "pulizia" che puà ricordare quella di Damien Rice, che al massimo arriva ad essere rabbioso o nostalgico, o magari un po' acido e incalzante, ma mai secondo me autenticamente lirico. Per arroganza di Rice intendo un'atteggiamento, sia vocale che interpretativo, che specie nel secondo album e in concerto ti trasmette l'impressione di una certa insofferenza verso l'universo intero e di un sottile sarcasmo..! Le melodie di Wainwright, per quello che ne conosco, sono più aperte, più "standard" e piacevoli in certi casi, ironico molto spesso nei testi come anche nell'uso della voce un po' "piatto" e "strascicato", a mio parere...però c'è una punta di leggerezza che mi fa pensare a The Niro, specie nell'arrangiamento di The ordinary man. Tutto questo per dire che se The Niro cerca di avvicinarsi a Jeff come dici te, bè, lo vedo un po' in contrasto sia con la sensibilità che traspare dai testi che con lo stile... anche perchè a livello vocale, al di là dei falsetti e delle vibrazioni ( ma mancano le sfumature di "petto") manca un po' di anima, il graffio, la potenza e la grazia di una voce che aveva anche il coraggio e la genialità di essere anche "sporca", coprendo con apparente naturalezza un'intera gamma espressiva. Sulla distanza incolmabile quindi siamo d'accordo. Per il resto, spero do essermi spiegata un po' meglio..!
Grazie a te per la risposta, alice