lunedì 6 aprile 2009

White Lies - To Lose My Life

Una settimana dopo l'uscita, per una sola settimana, album più venduto in UK. Che i giovani inglesi non pratichino il download, più o meno legale, al fine di valutare la qualità dei dischi? Difficile.

Inspiegabile.

A tratti simili ai Killers più danzerecci e pomposi. Gli Editors nel DNA.
Si potrebbero chiamare in causa anche gli Interpol, ma sarebbe troppo (Avessi detto).

Un disco inutile ma innoquo.
4

venerdì 3 aprile 2009

Le Rapide: Dente - Roberto Angelini - Zu

L'amore non è bello ma fragile e provvisorio, forse oggi più che ieri, ad ogni modo perfettamente attuale nella sua precarietà.
Nasce, si nutre delle sue speranze, delle proprie illusioni, in costante divenire, in un instabile equilibrio difficile da mantenere.

Dente ci illustra l'instabilità dell'amore attraverso tredici tracce sussurrate con voce piccolina, ma ben affilate da un paziente lavoro di lima.
Quando ci si trova di fronte ad un lavoro di pop scanzonato si chiama spesso in causa Battisti. In questo caso è inevitabile.
Canzoni che entrano subito in testa e vi rimangono per la loro semplicità pop. Ed una leggerezza amara ricamata da chitarra, pianoforte e fiati.
Tredici gelati al veleno.
6.5

Che Roberto Angelini avesse aspirazioni cantautorali non ero a conoscenza. Daltronde se ti proponi al pubblico con un pezzo quale Gattomatto, forse tutte le colpe per questa ignoranza non sono mie, anche perchè non è detto che una seconda occasione si presenti.

"La Vista Concessa", come un racconto intimo, ripercorre le vicende artistiche dell'autore per poi sfociare in considerazioni esistenziali.
Una società fondata sull'apparenza (Vulcano), una vita trascorsa ma non vissuta pienamente nelle felicità personali (Fragile Fragilissima Felicità), mentre sarebbe opportuno inseguire i propri sogni senza accontentarsi mai (La Vista Concessa), pur essendo preferibile talvolta non conoscere i meccanismi che regolano la nostra vita (Beato Chi Non Sa).

Tutto questo con atmosfere tipiche di un altro cantautore romano: Riccardo Sinigallia. 6

Gli Zu sono in tre, italiani, di Roma. Hanno una discografia impressionante alle spalle che li ha portati a pubblicare Carboniferous per la Ipecac di Mike Patton, presente in prima persona in due tracce del disco.

Il loro ultimo lavoro è il risultato hardcore, math-noise e influenze jazz.
Non proprio la mia tazza da the, ma quando si sa suonare bene tutto è godibile.

La batteria fondamentale di Jacopo Battaglia, il basso di Massimo Pupillo, il sax aggressivo di Luca Mai si intrecciano con cura.
Cacofonie precise, distribuzione controllata della rabbia, distorsioni viscerali, struttura granitica. Nulla lasciato al caso.

Gli Zu, insomma, spaccano. Tutto. 7.5

mercoledì 1 aprile 2009

Marzo '09

Una canzone al mese per ogni mese passato.
Arcade Fire - Rebellion (lies)

sabato 21 marzo 2009

VV. AA. - Il Paese è Reale

Provare a cambiare la fortuna della musica indipendente italiana. Provare a cambiare la fortuna della musica italiana. Diciannove artisti per un paese migliore?
Gli Afterhours reduci da Sanremo offrono a diciotto colleghi l'opportunità di mostrare la propria arte ad un pubblico più ampio (Vedasi ad esempio la copertina collettiva su Xl).

In apertura il pezzo "sanremese" che dà il titolo alla compilation, espressione di ciò che è il gruppo oggi e che pertanto avrebbe trovato perfetta collocazione ne "I Milanesi Ammazzano Il Sabato". Ma il peso degli Afterhours non si limita a questo, considerati i side project di Gabrielli (Calibro 35 e Mariposa) e le apparizioni di D'Erasmo nelle canzoni di Basile e Angelini.
Esponenti questi ultimi della canzone italiana d'autore, non soli nel disco ma ben accompagnati dai vari Benvegnù, Parente, Dente. Ne risulta insomma un paese ancora legato a questa tradizione, con ottimi e variegati risultati, tra questi si distingue Io e Il Mio Amore di Benvegnù, uno slancio passionario perfetto all'occasione, non a caso seconda traccia seguente la titletrack.

Apprezzabile il lavoro de Il Teatro degli Orrori che certo non si tirano indietro se c'è da proporre un testo di attivismo politico. Refusenik presenta tutte le caratteristiche tipiche della loro musica: rock nevrotico, folate di chitarra elettrica, potenza comunicativa rara in Italia.

Per gli Zu andrebbe aperto un capitolo a parte, Maledetto Sedicesimo è una traccia già presente in "Carboniferous" in qualità di ghost track, da questo si capisce come il pezzo non sia tra i più efficaci del gruppo ed infatti non vale la considerazione internazionele che il gruppo sta suscitando.

Verso la fine della raccolta i Marta Sui Tubi. Mercoledì è un pezzo innoquo visti i loro mirabili precedenti, un peccato perchè la trama di ukulele e violoncello è notevole a mancare in questo caso è la voce di Giovanni Gulino.

I pezzi in inglese mi lasciano perplesso (Settlefish e Disco Drive), in alcuni episodi indifferente (Toys Orchestra), meglio, ma non troppo, la polistrumentista Antolini e la sua Venetian Hautoby.

Resta una buona raccolta, un progetto ottimo. 7

domenica 1 marzo 2009

Febbraio '09

Una canzone al mese per ogni mese passato.
Antony & The Johnsons - Free At Last

sabato 21 febbraio 2009

Io voglio far qualcosa che serva

Il 59° Festival di Sanremo volge al termine, ciò che resta è la partecipazione degli Afterhours, i quali, come direbbe Bonolis, sono scesi al teatro Ariston per proporre al più vasto pubblico possibile la loro musica e quella di più realistiche (rispetto ai "figli di" o "amici di") nuove proposte per la musica italiana.

Il brano portato a Sanremo sicuramente non era il più consono alla location, ma certo rappresentativo di quello che sono oggi gli Afterhours e c'è di che essere ottimisti.
Eliminati la prima serata, non ripescati a vantaggio di Sal e Al, Sanremo ancora li ospita per lo scontato premio della critica.

Che la partecipazione alla principale manifestazione canora italiana abbia permesso al gruppo di ampliare il proprio raggio d'azione è più che probabile, lo dimostrano le numerose interviste al gruppo apparse in ogni dove negli ultimi giorni. Che si sia fatto qualcosa che serva, ovvero cambiare la fortuna del mondo indipendente è tutto da vedere.
Iniziamo a promuovere e comprare la compilation.

lunedì 2 febbraio 2009

Coldplay In Technicolor

Dell'ultimo album dei Coldplay ho pensato tutto il male possibile, esagerando l'ho giudicato il peggior prodotto discografico dell'anno.
Questo post vuole essere una sorta di "lato b" di ciò che di cattivo ho scritto su "Viva La Vida".

Ad esempio il video di
Life in Technicolor II è veramente fatto bene, con quello stampo da schetch di Mr Bean, dove la mancata presenza di Rowan Atkinson viene colmata dall'entrata in scena di Chris Martin & Co. versione burattini più che reali, con tanto di capriole in aria del leader della band.

L'arma a doppio taglio degli ultimi Coldplay è la presuntuosa consapevolezza di sé. Che permette loro di omaggiare i Depeche Mode di Enjoy The Silence, avvalendosi alla regia dello stesso Anton Corbijn. Che, a proposito di nomi, spinge ad una (fallimentare) collaborazione con Brian Eno. Il tutto incartato da "La Liberté guidant le peuple" di Delacroix e titolato Viva La Vida (Or Death And All His Friends)
.
Gente con più borghesia e più boria di noi direbbe Max Collini.

Dicevo un'arma a doppio taglio in quanto tutto ciò è da me visto in modo negativo
ça va sans dire, mentre da un'altro punto di vista questo atteggiamento potrebbe essere bonariamente letto come completa libertà creativa.
A voi la scelta.

domenica 1 febbraio 2009

Gennaio '09

Una canzone al mese per ogni mese passato.
Fabrizio De Andrè - Girotondo

mercoledì 28 gennaio 2009

2009: Florence and the Machine

Se per me il 2009 è iniziato da poco, così non la pensa il resto del mondo.
Parlare ora di quale potrebbero essere le rivelazioni di quest'anno ha il sapore acido dello yogurt assaporato oltre la naturale scadenza, ma non fa ancora male.
Tanto più che
Walking On A Dream, primo singolo degli Empire Of The Sun, uno dei nomi da prendere in considerazione, settimana scorsa sia stata la settima canzone più trasmessa su Radio Deejay. E dico Radio Deejay.

Tra i tanti nomi il cavallo su cui scommetterei è quello dei Florence And The Machine, perchè se lo scorso anno tutti erano in cerca di una Amy Winehouse di ricambio e quest'anno pare ci sia un bisogno di elettro-dance piaciona, Florence Welch non ha niente a che vedere nè con una, nè con l'altra tendenza.
Per restare oltremanica invece che Amy, potrebbe ricordare una Laura Marling più rock che folk, ma la sua voce si può prestare tranquillamente a pezzi scanzonati così come a ritmiche soul.
E la macchina gira benissimo.
Non bastasse duetta con Pete Doherty manco fosse Patty Pravo.

giovedì 22 gennaio 2009

Gli arcobaleni d'altri mondi hanno colori che non so

Con questo post chiudo, una ventina di giorni in ritardo, un anno che mi ha visto meno presente di quanto avrei desiderato.
L'ultima mia traccia in questi luoghi cibernetici vi informava su quali fossero i migliori album usciti nel corso del 2008 secondo il sottoscritto.

Il lavoro degli Have a Nice Life è fuor di classifica.
"Deathconsciousness" è un concept-album incentrato sulla morte. Subito mi viene in mente "Tutti Morimmo A Stento", ma in proposito non occorre aggiungere altro.

Come si infrange un tabù oggi: Con un booklet alla Devendra Banhart o con un disco che ruota attorno al tema della morte?
Ecco il vero tabù dei nostri tempi ed unica certezza nel futuro di ognuno.
Nella nostra società è stata scomunicata. Interdetta. Proibita. Dichiarata (questa sì ndr) pornografica. Non la si nomina, nemmeno nei necrologi. Perché non sta nel quadro della società del benessere, che ha proclamato il diritto alla felicità. Ma che felicità ci può essere se alla fine si muore lo stesso? (M. Fini).

Eppure Tim Macuga e Dan Barret affrontano tutto questo premettendo l'arte alle vendite, opponendosi a questa rimozione culturalmente forzata e facendone un disco (fisicamente introvabile).
Cinque anni di lavoro per descrivere ciò che descrivibile non è, per riuscire a trasmettere le emozioni dell'atto finale, l'inazione, persino la pornografica accettazione.

Ne risultano atmosfere da Joy Division o, se preferite, My Bloody Valentine, non sta qui il punto.
Il progetto degli Have a Nice Life conduce nell'impossibile psicologia: angoscia, inquietudine, inevitabile sofferenza. Perchè, pur essendo strutturato in due capitoli, dalle atmosferee più eteree il primo:
"The Plow That Broke The Plains", frenetico, con tratti post-punk: "The Future", il secondo, queste sensazioni non ti abbandonano mai per tutti gli 85 minuti di Deathconsciousness.

Eterno. Per quanto possibile.