Nell'infinita corsa alla Casa Bianca, lo show più seguito al mondo, la musica trova un proprio spazio.
Se il musicista repubblicano sembra una specie in via di estinzione, tanti sono invece i musicisti schierati a favore di Obama.
Nel mucchio Kanye West, John Legend, Sheryl Crow, Stevie Wonder, Springsteen e persino Bob Dylan.
A distinguersi i National appoggiando apertamente il candidato democratico, dapprima raccogliendo fondi per la sua campagna elettorale tramite una speciale t-shirt, recentemente prestando una versione strumentale di Fake Empire per uno spot elettorale.
Anche di Wilco e Fleet Foxes non è difficile intuire la preferenza elettorale, i quali, a prescindere dalle proprie idee politiche, hanno messo a disposizione online una cover di I Shall Be Released del già citato Bob Dylan per stimolare gli americani a votare (e per farsi un pò di pubblicità che non guasta); per ottenere il brano infatti è sufficiente promettere di recarsi alle urne.
L'importante è partecipare allo spettacolo.
Ora che il governo della Repubblica è caduto nel pieno arbitrio di pochi prepotenti... noi altri tutti, valorosi, valenti, nobili e plebei, non fummo che volgo, senza considerazione, senza autorità, schiavi di coloro cui faremmo paura sol che la Repubblica esistesse davvero (Lucio Sergio Catilina).
Oserei dire che l'unica vera opinione è quella di coloro che non votano perchè hanno capito, o credono di aver capito, che le elezioni sono un rito cui ci si può sottrarre senza danni (Norberto Bobbio).
La democrazia rappresentativa è una parodia, una finzione, un imbroglio, una truffa. E' un ingegnoso sistema per metterlo nel culo alla gente col suo consenso. Perchè non è la democrazia. Ma un sistema di minoranze organizzate, di oligarchie, politiche ed economiche fra loro strettamente intrecciate, legate spesso ad organizzazioni criminali e in parte, criminali esse stesse, che opprimono l'individuo singolo [...] Con le elezioni, falsate in partenza perchè le minoranze organizzate prevalgono sulla maggioranza dei cittadini singolarmente presi, le oligarchie politiche si impadroniscono innanzitutto dello Stato e delle Istituzioni attraverso le quali esercitano un potere formalmente legale, ma sostanzialmente arbitrario, per il modo in cui è stato ottenuto, che è la fonte delle ulteriori sopraffazioni sul cittadino (Massimo Fini).
sabato 27 settembre 2008
Show Must Go On
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lunedì 1 settembre 2008
sabato 12 aprile 2008
Io Non Voto
Alla prima occasione di esprimere la mia preferenza politica, non me ne avvalgo.
Non votare è un diritto quanto votare.
Curiosamente le accuse rivoltemi da amici in merito a tale decisione, si soffermano proprio su questo aspetto: il diritto del voto quale oggetto di lotte passate.
Se ciò avesse mai avuto l'intento di (com)muovermi, l'ulteriore intervento da parte delle quote rosa del gruppo mi ha destabilizzato; ovvero l'idea (masochista) che tale pensiero sia addirittura improponibile se propugnato da una donna, in quanto parte di una categoria che ha storicamente dovuto lottare per vedersi riconosciuto il diritto in questione.
Successiva a questa idea, quella secondo cui l'astensionismo sia inaccettabile, piuttosto meglio "votare" tramite scheda bianca o nulla.
Idea che mi crea disgusto, forse ancora superiore al voto disgiunto (e mi sale un conato).
Il pensiero di un mio amico che alle passate elezioni utilizzò il suo tempo al fine di votare Rocco Siffredi Presidente, resta un ricordo simpatico, di sicuro non il modo migliore per esprimere il proprio pensiero sulla politica italiana, foss'anche Marilyn Monroe.
Il voto è una cosa seria, per cui il 13 e il 14 aprile non voto.
Andare a votare, se si reputa una cosa seria, significa votare con serietà chi riteniamo ci rappresenti.
Chi mi rappresenta non è tra le liste presenti. Non voto. Mi Astengo.
Scelgo il rifiuto. Non la fuga. Al contrario premessa di una lotta più ampia possibile solo in seguito a rottura con la casta che chiederà il voto il 13 aprile. A volte il voto più forte è quello non dato.
Votare chi si reputa il meno peggio è il vero qualunquismo. Timbrare il cartellino il vero ricatto.
Non votare è la mia scelta per non legittimare chi non voglio legittimare.
Anche il mio è un voto, solo che non viene considerato.
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ILNomeNonConta
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