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lunedì 1 settembre 2008

Democrazia?

sabato 12 aprile 2008

Io Non Voto

Alla prima occasione di esprimere la mia preferenza politica, non me ne avvalgo.
Non votare è un diritto quanto votare.

Curiosamente le accuse rivoltemi da amici in merito a tale decisione, si soffermano proprio su questo aspetto: il diritto del voto quale oggetto di lotte passate.
Se ciò avesse mai avuto l'intento di (com)muovermi, l'ulteriore intervento da parte delle quote rosa del gruppo mi ha destabilizzato; ovvero l'idea (masochista) che tale pensiero sia addirittura improponibile se propugnato da una donna, in quanto parte di una categoria che ha storicamente dovuto lottare per vedersi riconosciuto il diritto in questione.

Successiva a questa idea, quella secondo cui l'astensionismo sia inaccettabile, piuttosto meglio "votare" tramite scheda bianca o nulla.
Idea che mi crea disgusto, forse ancora superiore al voto disgiunto (e mi sale un conato).
Il pensiero di un mio amico che alle passate elezioni utilizzò il suo tempo al fine di votare Rocco Siffredi Presidente, resta un ricordo simpatico, di sicuro non il modo migliore per esprimere il proprio pensiero sulla politica italiana, foss'anche Marilyn Monroe.


Il voto è una cosa seria, per cui il 13 e il 14 aprile non voto.
Andare a votare, se si reputa una cosa seria, significa votare con serietà chi riteniamo ci rappresenti.
Chi mi rappresenta non è tra le liste presenti. Non voto. Mi Astengo.


Scelgo il rifiuto. Non la fuga. Al contrario premessa di una lotta più ampia possibile solo in seguito a rottura con la casta che chiederà il voto il 13 aprile. A volte il voto più forte è quello non dato.

Votare chi si reputa il meno peggio è il vero qualunquismo. Timbrare il cartellino il vero ricatto.
Non votare è la mia scelta per non legittimare chi non voglio legittimare.
Anche il mio è un voto, solo che non viene considerato.