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sabato 5 luglio 2008

Parlare ed esprimersi, morire creando


questo popolo ormai dissociato da secoli la cui soave saggezza gli serve a vivere
il papà fa il rapinatore e il figlio impara a fare il rapinatore perché non è facile
fiori nati per noi sotto i cieli più belli io della Sicilia tragica e statica non sono figli
avremo letti intrisi di sentori tenui divani oscuri come avelli sulle mensole nuovi
il male come il bene ha i suoi fiori le sue bellezze ma i veri viaggiatori partono per partire
è difficile riuscire a trovare un motivo per continuare ad andare avanti in questa realtà
in questo momento si può ribaltare anche questo potere del nulla che ci governa non ho amici
e ci vuole una azione che deve concorrere a ricontattare tutti gli stati emozionali
perché tutti pensano di poter avere un posto nella politica e continuare nel sacco della città
il mio mondo era un altro io muoio ed anche questo mi nuoce il fatalismo dei siciliani
questo modello pil non funziona più senza i figli non c'è voglia di futuro
tutte queste facce attaccate sui muri mi disturbano quel che è stato è statico il fatalismo






domenica 9 marzo 2008

Prepariamo le aragoste per chi viene a colazione

Una delle canzoni più orecchiabili di Amen esaminata frase dopo frase, ricostruendo i riferimenti (o presunti tali) agli episodi del Tenente Colombo. Fissato col Tenente o con i Baustelle?

mercoledì 20 febbraio 2008

Baustelle - Amen

E' sufficiente una copertina o un titolo a volte per comprendere il peso di un progetto. L'occhio di Rachele, che potrebbe sembrare una rivisitazione dei La's o un banalissimo avatar di splinder, se non fosse per il titolo: Amen.


Ascolto il disco e penso al cinema, non stupisce troppo dunque scoprire la partecipazione di Alessandroni nella ghost track Spaghetti Western, o Apocalipse Now, Cannibal Holocaust, John Cassavetes.

Ciò mostra l'altro lato della medaglia, ovvero un citazionismo in fine antipatico, che trova il suo acme in Baudelaire.

Charlie fa surf è il primo estratto dall'album, singolo piuttosto paraculo, al punto da vantare citazioni anche all'interno dei peggio telegiornali della penisola. Nonostante le apparenze anche in questa traccia ci sono contenuti che vanno oltre Apocalipse Now o Cattelan, dal metal all'r'n'b, dalla chitarra elettrica alla drum machine.

Ma è appunto quando il citazionismo non ha alcun senso, nei pezzi più sentimentali, L'aeroplano e L, che i limiti saltano fuori. La musica non mi convince, anzi mi annoia. Episodi che passano, o quantomeno vengono intervallati, con la battiatesca Antropophagus, probabilmente prossimo singolo.

Altrimenti sarà Il liberismo ha i giorni contati. Il pezzo del disco, da articolo determinativo, da ascoltare e basta.

Non ricordo dove ho letto che: "se non piangerete all'ascolto di Alfredo, i casi sono due: mancanza di un cuore o essere nati dopo l'81". Io quantomeno faccio parte della seconda categoria. Però ormai la storia la conosco, un valzer delicato, più poesia che canzone.

Il tempo di una bossa nova ed un paio di ricordi (da Lee Hazlewood al nonno) ed Ethiopia lancia la volata ad Andarsene così, che a partire dal titolo, chiude ponderatamente l'album.

Hanno detto: un disco straordinario nel panorama italiano, le mie orecchie non ci hanno creduto. 7/10